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si deve ad un fulmine scagliato da
Giove in prossimità di una quercia (albero ritenuto sacro al padre degli dèi).
Poichè Giove era anche famoso per la sua prodigiosa attività sessuale,
al tartufo da sempre si sono attribuite qualità afrodisiache. la scienza
che studia i tartufi si chiama idnologia e deriva dal greco ydnon.
Questa sua connotazione divina fa intuire che già in quei lontani tempi si era capito
il valore aggiunto che il tartufo dona ai nostri piatti.
Ancor prima i Sumeri lo aggiungevano alle loro zuppe di legumi e verdure.
I letterati latini cercavano di spiegare l'origine di questo frutto della Terra.
"Il tartufo sta tra quelle cose che nascono ma non si possono seminare" (Plinio il Vecchio).
Le prime notizie certe sul tartufo compaiono proprio nella Naturalis Historia,
di Plinio il Vecchio.Ad un nostro conterraneo, Alfonso Ciccarelli (1532-1585), medico nato a Bevagna,
si attribuisce la prima monografia micologica apparsa in Europa,
"OPUSCULUM DE TUBERIBUS", trattato unicamente dedicato al tartufo (1564),
53 pagine in latino, divise in 19 capitoli in cui l'autore tratta l'etimologia,
la nomenclatura, e gli usi popolari. La suddivisione in classi basata sugli
aspetti morfologici e organolettici. Da medico qual era indagò anche sui poteri
negativi e positivi, tra i quali gli effetti afrodisiaci.
E' merito di Giacomo Morra la promozione del tartufo a livello internazionale.
L'abile imprenditore turistico ha fatto conoscere allo star system mondiale
il nostro prelibato tubero: ha iniziato nel 1949, regalando il più bel tartufo
del raccolto a Rita Hayworth; e come l'attrice, hanno goduto del prezioso
regalo altri personaggi famosi: tra gli statisti, il presidente degli Stati
Uniti Truman, Wiston Churchill, il papa Paolo VI e l'imperatore di Etiopia,
nel mondo di Hollywood Marylin Monroe e Joe di Maggio ed Alfred Hitchcock;
In italia, Morra ha donato il tartufo a Sophia Loren e Gianni Agnelli.